ATELIER ARTISTICO DI RICERCA CULTURALE

 
 

Come si manifesta il nostro habitat? Come funziona il suo organismo? Quali forme, ritmi, suoni, colori, emozioni, si intrecciano nel suo tessuto? Quali bio-grafie e quanti ecosistemi si compenetrano? Il corpo della comunità, i luoghi che abita, le sue abitudini, i suoi abiti. Quali gesti riempiono una piazza? Quali scelte mentre il sole tramonta? Cosa si fissa? E intanto cosa sta cambiando? Quale storia appare? Come può narrare sé stessa una città?

L’atelier è rivolto a tutti coloro che hanno interesse a esplorare il proprio habitat (danzatori, biologi, fotografi, agricoltori, musicisti, filosofi, attori, studenti, ricercatori, giornalisti, video makers, fisici, grafici, ecc…). Ci si immergerà nel gioco delle urban experiences (incursioni, esplorazioni, osservazioni e interviste), ognuno con le proprie competenze e con il proprio sguardo, per raccogliere gli elementi che lo caratterizzano ed elaborarli in un environment in continuo divenire, una finestra quotidianamente aperta, sul work-in-progress dell’atelier nonché sull’autopoiesi dell’habitat stesso che consente al visitatore di interagire). Un’occasione per riconoscere il tessuto connettivo del nostro habitat, giorno per giorno, fino all’evento conclusivo che condividerà con il pubblico la sentieri urbani (si invita il pubblico a munirsi di auricolari e smartphone o tablet).



Alessandro Conte

Docente di tecniche d’Improvvisazione e Narrazione presso la Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine. È artigiano sociale per il collettivo Q.U.I. e O.R.A. (Quantum Utopico Innovativo e Organismo di Ricerca Artistica). La sua traiettoria artistica si muove su differenti discipline: arti performative, musica, arti figurative, pedagogia e antropologia. La sua ricerca artistico-antropologica l’ha portato a specializzarsi in Physical Theater, Performance e Teatro di Narrazione.


COLLETTIVO QUIeORA

Nasce nell’ultimo decennio con l’intento di praticare un “artigianato sociale” volto alla condivisione, alla libertà e alla consapevolezza. È un collettivo aperto e mobile, a visione olistica, che ha l’obiettivo di dedicare tempo e spazio alle pratiche necessarie alla libera evoluzione e alla consapevolezza degli esseri viventi. www.quieora.net


OFFICINA MARINONI – L'Ass. Officina Marinoni nasce con l'intento di sperimentare forme di rigenerazione urbana, economica e sociale nei luoghi abbandonati o sottoutilizzati della città attraverso l'intreccio tra realtà locali, nazionali ed internazionali. In questa pratica il concetto della partecipazione si declina nel coinvolgimento diretto nel processo di  trasformazione dei soggetti interessati. Il luogo dove nasce e si sviluppa questa modalità progettuale è il Teatro Marinoni, al Lido di Venezia. www.teatromarinonibenecomune.com


 


ATELIER




tel: +39 3289770647

e-mail: ale@quieora.net


I LINKS

il programma del festival


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www.teatromarinonibenecomune.com

Habitat




   HABITATmap/Mesologies and Authenti-cities of Peoples

                                   

Atelier + Environment 11-12-13-14 maggio dalle 11 alle 19

Performance 14 maggio ore 20.30


Temi

Diversità

Cittadinanza


Titolo

HABITATmap

mesologies and authenti-cities of peoples

atelier artistico di ricerca culturale




principali linguaggi di ricerca

Teatro • Danza • Musica Performing Arts Visual Arts
Antropologia • Sociologia • Filosofia • Biologia

Illustrazione • Urbanistica



Obiettivo

evoluzione autopoietica dei tessuti socio-culturali


Immaginari di riferimento

l’habitat come organismo

membrane e confini tra le diversità
permeabilità e relazione

i tessuti connettivi socio-culturali



Premessa

Il corpo di una comunità, i luoghi che abita, le sue abitudini, i suoi abiti.. l’abito non fa il monaco, ma l’habitus (per come lo intende Pierre Bourdieu) fa l’habitat? E dal punto di vista dei luoghi abitati, degli abiti indossati, delle abitudini ripetute, quale mappa culturale si disegna?

Le traiettorie, i ritmi, le forme, i colori… come si intrecciano i segni per comporre il tessuto socio-culturale che generiamo e dal quale siamo in-formati? Quanti comportamenti riempiono una piazza? Quante scelte mentre il sole tramonta? Che tipo di segnali crea o riceve il nostro habitat? Quali specie, razze, generi, generazioni partecipano a questo ecosistema? Cosa si fissa? E intanto cosa sta cambiando? Quale storia appare? Come può una città narrare sé stessa?


Informazioni di base

HABITAT è un atelier di ricerca itinerante nello spazio e nel tempo, la cui indagine è transdisciplinare e volta alla creatività e all’autopoiesi. Un sentiero interstiziale tra il materiale e l’immateriale che consenta di elaborare mappe narrabili del nostro habitat. Coinvolge vari linguaggi artistici come esperienza di ricerca e seprimentazione d’incontro e relazione.

Questo progetto nasce dal percorso del collettivo QUIeORA che sviluppa negli anni una dedizione sempre maggiore all’evoluzione autopoietica degli esseri viventi.

HABITAT si fa pretesto per intercettare attraverso quest’occasione il maggior numero di diversità sociali e culturali presenti sul territorio (autoctoni/extracomunitari, giovani/anziani, mamme, bambini, artisti, umanisti, scienziati, artigiani, minoranze e maggioranze culturali, etc...) L’atelier è un percorso pretestuale per accendere un’esperienza collettiva d’esplorazione del proprio habitat e della propria comunità. Partendo dal mettere in gioco le proprie competenze, i propri saperi, e le proprie esperienze, il gruppo dei partecipanti (max 50) insieme ai conduttori dell’atelier, esploreranno il proprio habitat raccogliendone gli elementi caratterizzanti attraverso urban experiences, interviste, osservazioni, incursioni, etc... Il gruppo utilizzerà le informazioni raccolte per creare un ENVIRONMENT (un’esposizione interattiva aperta al pubblico, con l’invito se si vuole ad interagire, una finestra quotidianamente aperta sul work-in-progress dell’atelier nonché sull’evoluzione dell’habitat stesso). Questa mappa interattiva del biosistema culturale di riferimento, insieme a quanto raccolto lungo tutte le tappe del progetto, sarà il materiale con cui approdare a una narrazione urbana collettiva (PERFORMANCE/public-art), la cui composizione sarà ricca di linguaggi espressivi quanto più lo sarà il gruppo dei partecipanti. La conferenza porta in seno due utleriori outputs e cioè l’attivazione di un Forum/Consulta/Gruppo Territoriale di Dialogo Interculturale (come stimolo alla creazione di un percorso permantente di cittadinanza pluriculturale attiva).


PROBABILI TRAIETTORIE D’INDAGINE DELL’ATELIER

Il sé e l’altro da sé. Il corpo, la casa, la città, il mio paese, l’Europa, il Mondo... come li abito? Quale respons-abilità mi richiedono? Com’è il nostro habitat? Quale forma ha? Quali sono gli elementi che lo costituiscono?  Come funziona il suo organismo? Quanti ecosistemi si compenetrano al suo interno? Quante culture sono ospitate?  Che tipo di relazioni lo caratterizzano? I conflitti, quali problemi o quali occasioni accendono? E le diverse generazioni come, dove, si incontrano? Come si muovono le persone? Come si comportano? Quali sono le loro abitudini? Quali tabù o totem mantengono vivi? Come convivono con gli altri animali? E con il regno vegetale e quello minerale che rapporto c’è? Quali le relazioni tra oggetti ed esseri viventi?

Queste sono alcune delle domande possibili sulle quali la ricerca è incentrata.

E una volta individuate le informazioni a riguardo, qual è la mappa dell’habitat che ne scaturisce? Da quali suoni, voci, rumori è riempita? Quali sono i gesti che rappresentano le abitudini? Quali le frasi ricorrenti? Le paure che sopravvivono che colore hanno? Che soggetti hanno le fotografie che raccontano i moti di libertà? Come si muove il danzatore che racconta gli atteggiamenti d’amore? come narra sé stessa una città?


Cogliere l’occasione di narrare, e come dall’etimologia di questo termine: agire la conoscenza.

Ritrovare quegli spazi dove la comunità possa confrontarsi per riconoscersi in uno sguardo collettivo, e in virtù di questo risvegliare la ritualità sociale. Scoprire dei mezzi “artigianali” che riescano a sovvertire quegli schemi sociali che talvolta inibiscono l’evoluzione consapevole degli esseri viventi. Intensificare nella coscienza quel lavorio umano dell’approfondimento delle proprie radici e il movimento verso una direzione che sia scelta.

Sollecitare connessioni consapevoli degli individui, tra loro e con i propri ambienti.

In riferimento al divenire, se si fa un viaggio interculturale, si parte con la propria idea sull'identità umana, e spostandosi, strada facendo, si incontra un'altra cultura, un'altra visione del mondo. Sembra d’incontrare un'idea simile alla propria, ma nello spostamento all'interno degli spazi socio-culturali, in questo viaggio, ci si avvicina ad una soglia critica, si attraversa un passaggio cruciale, una membrana immateriale, al di là della quale non esiste più la propria idea iniziale.

Si ha a che fare con idee, con vissuti, con concezioni, che sono tutt'altro che la propria visione dell'umanità. L'identità, il rigido, sono un'illusione ottica… ma, panta rei.

La crescita o la decrescita sono visioni particolari dell'evoluzione umana, ristrette, riconducibili quasi solamente al pensiero occidentale. Ci sviluppiamo nonostante la nostra mania della crescita. L'intento dunque è quello di dedicarsi al processo considerando i risultati come tappe utili a rinnovare l’energia del cammino.

L’incontro con l’altro da se attraverso un con-fine permeabile. Il coraggio di lanciarci consapevolmente nell'evoluzione. La molteplicità delle differenze a liberare una cultura pluridimensionale. Tornare a trovare il bambino interiore che ciascuno custodisce. E ri-cor-darlo, rimetterlo al centro della propria esistenza per continuare il suo cammino evolutivo autopoietico.



Atelier

Il luogo in cui si svolge potrà essere scelto in virtù della riattivazione temporanea o permanente di uno spazio di aggregazione per la comunità o per riqualificare uno spazio dismesso o abbandonato con cui la comunità possa ritrovare una relazione. Lo spazio diventa inoltre una finestra aperta sull’habitat dove chi vuole può passare come in una mostra la quale evolve e cambia di giorno in giorno. L’evento conclusivo si terrà al termine del periodo laboratoriale e potrà essere indistintamente una performance, un’installazione o un evento di public-art.

Tutte le attività del laboratorio tendono a diventare occasione per riconoscere e sviluppare il tessuto connettivo che sostiene le relazioni all’interno dell’organismo dell’habitat e a creare opportunità di confronto e di condivisione tra le differenti specificità che lo costituiscono.


Performance

L’evento performartivo si sviluppa nel tentativo di interconnettere i vari ecosistemi che costituiscono l’habitat. Non esclude la possibilità (previamente accordata) di arrivare a itinerare, tra spazi pubblici e privati (uffici comunali e pubblici, attività commerciali, case private) creando sinergie sceniche tra gli abitanti, senza escludere nessun aspetto delle loro quotidianità. Si tiene in considerazione l’opportunità di arrivare a fare delle esperienze urbane con la comunità di riferimento o di intercettare la città e i suoi abitanti con istallazioni artistiche temporanee, come pretesti di ricerca e raccolta di elementi/informazioni quali materiali per la performance. La public art che ne risulterà potrà utilizzare supporti sceno-tecnici di vario genere con prospettiva di dare priorità al riuso, al riciclo, alla trasformazione.


Environment

Questo evento sarà quotidianamente aperto al pubblico durante tutto il periodo d’attività dell’atelier. Una finestra sul work-in-progress dell’atelier nonché sull’autopoiesi dell’habitat stesso. Un luogo di aggregazione e di incontro, sia per la convergenza degli elementi che lo compongono sia per la sua funzione di portale sempre aperto tra i visitatori e i partecipanti all’atelier. Una mappa dell’habitat in continua metamorfosi, che lascia la possibilità a chi la attraversa di interagire con i suoi componenti (scrivere o registrare commenti a foto o video, creare impronte o segni sui materiali raccolti dai partecipanti negli spazi urbani o dalla natura, e lasciare oggetti o tracce della propria biografia).


Inquadrature

Che relazione esiste tra abitante e habitat? C’è rapporto di causalità e/o coincidenza tra l’essere vivente e il suo habitat? e quale è l’esperienza evolutiva (biologica, culturale, spiritule) cui il genere contribuisce in favore dell’individuo e viceversa? Qual è l’organismo al quale partecipiamo? Qual è il nostro ruolo e la nostra libertà? Come si traduce l’identità in proprietà privata? Dov’è e come “gioca” il nostro bambino interiore? E soprattutto, nello spazio tra le diversità così come ad esemio tra il Maschile e il Femminile, quali sono i passi possibili verso l’incontro?


Argomenti e immaginari della ricerca

Abitare • il femminile, la creatività, la curiosità, il bambino interiore, il sogno, la follia • relazione tra la struttura del maschile e l’universo femminile • membrane e confini: permeabilità • bene comune o proprietà privata • autenticità o identità • diversità e interculturalità • traiettorie e gamme della transdisciplinarietà • totem e tabu • abitudini e pratiche socio-culturali • esperienza e respons-abilità • natura e necessità • linguaggi e dialogie tra ecosistemi • tensegrità – disequilibri ed equilibri tra gli esseri viventi • innovazione e tradizione • abiti, forme e gesti l’astratto e l’umano • dimensioni dell’esistenza – l’immateriale e il corpo • la presenza • armonia e alternativa • ascolto e scelta • prese di posizione spazio-temporali • reversibilità • trasformazione • respiro, ritmo, suono, immagine, amore




Realtà Ideatrici

COLLETTIVO QUIeORANasce nell’ultimo decennio con l’intento di praticare un “artigianato socio-culturale” volto alla condivisione e a un’evoluzione autopoietica consapevole. È un collettivo  a visione olistica, che ha l’obiettivo di dedicare tempo e spazio alle pratiche necessarie all’evoluzione autopoietica e alla consapevolezza degli esseri viventi. www.quieora.net


OFFICINA MARINONI – L'Ass. Officina Marinoni nasce con l'intento di sperimentare forme di rigenerazione urbana, economica e sociale nei luoghi abbandonati o sottoutilizzati della città attraverso l'intreccio tra realtà locali, nazionali ed internazionali. In questa pratica il concetto della partecipazione si declina nel coinvolgimento diretto nel processo di  trasformazione dei soggetti interessati. Il luogo dove nasce e si sviluppa questa modalità progettuale è il Teatro Marinoni, al Lido di Venezia. www.teatromarinonibenecomune.com



Realtà Coinvolte

CIVICA ACCADEMIA D’ARTE DRAMMATICA “Nico Pepe”

COMUNE DI UDINE

FESTIVAL VICINO/LONTANO




                                   



Festival VICINO/LONTANO

11 - 12 - 13 - 14 maggio 2017 - ore 11/19

LOGGIA DEL LIONELLO

UDINE

l’atelier è aperto a tutti è gratuito e disponibile a determinare i propri orari in base alle disponibilità dei partecipanti

per informazioni e iscrizioni 3289770647 oppure ale@quieora.net